domenica 17 giugno 2012

Parla quel parlare Dear.

Non c'è scampo. T'immagino che ti maceri tra dischi di Nick Drake. Non sarò mai la tua Pink Moon. Poi pero mi dicono che tu sia a Bisceglie. Il sogno proibito delle discoteche. Come recitava il jingle di Italia Network. Poi ti becco a ballare la samba alla sagra della frisella a Bisceglie. Ti scateni pure al karaoke. Però canti "Ancora". Ma quanto puoi avere bevuto?
E io depilata, profumata e mascherata che mi offrivo a te. In pose lascive sul letto Ikea. Ma tu non mi guardavi. C'era la partita alla tivì.
Mi dicono gli uomini. Non occuparti di calcio. Non ne capisci. Pensa ad imparare a cucinare che i maschi si prendono per la gola.
Ma se allo stadio ci sono anche un sacco di anzianotte signore che sanno cos'è un fuorigioco che io neanche l'ho intuisco se me lo spiega Sacchi.
Sono sempre tifosa dalla parte sbagliata.
Ricordo quel momento. Proprio una scenetta che denota la mia inettitudine di antica memoria.
Stadio strapieno. Odore di sfida salvezza. Pare un concerto del Boss. Io arrivo in taxi per darmi un certo tono e perchè non sono in Emilia dove certi stadi sono in centro. Ingaggio una simil dialogo con il tassista. Sono riposanti le conversazioni di questo tipo. Prima che ti arrivi il salasso del pagamento. Mi metto in coda per un biglietto. Vedo un sacco di girlfriends che accompagnano vili fidanzati. Ma paiono più interessate ad scartabellare un ingenuo I-Phone (erotico e gioioso). Arriva il mio momento. Chiedo al bigliettaro quale sia la curva più tranquilla. La Sud. 5 euri. Dio sia ringraziato. Recupero l'abbodante cifra che ho già investito nelle mie sciagure.
La curva Sud richiede una passeggiata infinita.
Al gentile pubblico che leggerà queste righe faccio intuire cosa è successo nel frattempo. Si apre un televoto. Immaginate a vostro piacimento dove stia la realtà.
Scena 1
Son lì con le cuffiette che cerco il pezzo adatto. Occhiale da sole. Ma vedo benissimo che mi si para in lontananza lui. Lui il mio grande amore. Il mio spleen. Il mio dolore. Lui che non risponde e io che mi giro mezza italia per tentare la sua vista. Lui mano nella mano con una tipa. Bionda. Piccola. Cerco di avvicinarmi senza farmi notare. Ma mi sto trasformando in donna di pietra. Vorrei avere una simil ascia per staccargli le capoccie del menga che si ritrovano. Ho un mal di stomaco indecente. Sto male....Probabile che la pressione mi sia salita alle stelle. Vorrei urlare. Fermati mondo.
Chi è lei? Perchè non sei con me?
Non si sta più sugli spalti come sull'arcobaleno.
Scena 2
Salgo le scale della curva Sud. Bell'atmosfera. Intere famiglie. Bestemmie meridionali. Birrette poco fresche in bicchieri di plastica. Chiedo al fu gentile amore "Sei in curva Nord?" Sms profetico di risposta "Spiace dirlo ma sto andando a Torino!"
Tutti urlano accanto a me. Sono seduta. Cerco di reggere il colpo. Ci vorrebbe un urlo isterico prolungato e un'interruzione della partita. Anzi rimandata. Lasciatemi piangere. Lasciatemi scrivere che il suo funerale sarà in Piemonte. Ho una simultanea apparizione di terapista, estetista e parrucchiera.
Ora ho bisogno urgentemente di un pacchetto di sigarette.

Il tassista che mi preleva dallo stadio ha il navigatore in macchina ma imbocca un senso vietato.
Odio questa città. Odio questa terra. Odio il mondo.
Odio questo alloggio dove sento parlare gente simil colta in perfetto italiano. Però vi stimo in un certo qual modo.
Non ascolto musica. Me ne sto semplicemente a guardare il soffitto.
Penso che mi porterò in macchina da sola. Penso che non ti penserò. Penso che potrei venire sotto casa sua e sfasciarti la macchina. E penso che l'omerta dei condomini mi aiuterebbe.



Ho sbagliato strada e mi sono ritrovata alla Fiera del Levante.

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