domenica 27 ottobre 2019

Ecco era un venerdì sera ma non troppo sul tardi. Rientro a casa.
All'epoca di qualche anno fa amavo ancora passeggiare per il centro città.
Prima di tornare a casa mi ero in più beccata in un noto bar anche la mia capa che ancora non sapeva che il futuro marito sarebbe diventato ex in un battibaleno. Doveva paggiarsi con l'amica scozzese sposa di un facoltoso uomo di città. E io dovevo ricorrere a certe innocenti bugie che ammazzavo il tempo di un drink prima di andare a cena con certi amici.
Ma dove erano i miei amici quando ne avevo bisogno? Forse in realtà non c'era così bisogno. Mi piaceva uscire sola ma questa parola ancora provoca sgomento. Solitudine, malattia da cui non vuoi farti contagiare. Sfigata quindi sola.
Fortuna che per me sola ha sempre avuto un'accezione positiva.
Insomma le tizie se ne andranno a cena con amici o amanti poco importa. Io invece me ne torno a casa con quel pensiero che mi addolora. Di quello stronzo di quel chi ta murt.
Che il napoletano dialetto è un vezzo alla volgarità.
Che quell'inutile omuncolo mi ha lasciato come si lascia un'amante o una fidanzata prima di sparire a comprare le sigarette.
Con una letterina quasi sincera quasi sentita che ne so.
E badate. Io ho finto di avere una cotta per lui. Si bello e tutto quello che vuoi.
Amatore quanto basta ma senza farmi strappare le mutande.
Ma si parlava delle cose che ci piacevano fino a tarda notte sulle linee della chat e mi faceva tanta tanta compagnia.
Ma si poteva essere una cotta mitizzata tanto a me cara. Pensavo ci saremmo visti raramente ma avremmo sempre continuato a parlare. Non più assiduamente però qualcosa si.
E mi ritrovavo a casa come un cencio di lacrime con la voglia di dirgli che mi mancava. Ma non perché ti amo. Ma fossi pazza.
No il gelo era calato. Non potevamo più sentirci ed era una sua decisione.
Piagnucolavo e mi facevo anche abbastanza schifo perché per ogni inutile che incontravo finivo a quei livelli di Adele Hugo moderna.
Adele scriveva. Questo omuncolo aveva un grandissimo merito.M'ispirava a scrivere.
Così come faccio adesso dopo tanti anni.
Ma è una grande cosa.
Piansi per un po nella mia stanzetta in silenzio di nascosto. Non sarebbe stato l'ultimo. Ma ci sarebbe stata una lunga serie di inetti che mi facevano sentire inetta.
Però quando ripenso a quei momenti ora a distanza sento che erano mitici. Che qualcosa di sentimentale in me c'era ancora.
Non gli scrissi proprio a sto sfacimm di uomo di merda.
Poteva stare tranquillo che neanche l'avrei salutato per strada se l'avessi incontrato.
E anche quella sera ho rimasta sola.
E tanto per citarmi quando mi scrisse quella letterina io gli risposi.
Ad oggi non ricordo cosa gli scrissi. Ho cancellato tutto. Il passato mi piace ricordarmelo nella mente. Ma la frase finale delle righe recitava una cosa come "mi sa che non è un arrivederci a questa sera"
Consiglio sempre di incontrare qualche blando stronzo per poter essere ispirata a blog senza pubblico o diari con lucchetto.
Ma anche de il manifesto della lavandaia.
Ora vi lascio che vado a bucare le gomme del vicino.
A presto. Minaccia o cortesia?